
In un contesto sempre più teso sul fronte della cybersicurezza, la Federazione Russa si prepara a varare una nuova legge che ha già scatenato un'ondata di reazioni contrastanti a livello internazionale e tra gli attivisti digitali: si tratta di un pacchetto normativo ribattezzato informalmente “Legge Shock”, pensato per contrastare gli attacchi informatici DDoS (Distributed Denial of Service), ma che nasconde implicazioni ben più ampie.
Per far fronte alla crescente minaccia, la Duma di Stato sta accelerando l’iter legislativo di una nuova norma emergenziale, che introduce misure straordinarie per la difesa cibernetica del Paese. Il provvedimento, la cui bozza è trapelata nelle ultime ore, prevede:
- Accesso diretto e illimitato da parte del FSB (i servizi segreti interni) ai server delle principali compagnie tecnologiche russe;
- Pene severe (fino a 15 anni di reclusione) per chiunque venga sospettato di collaborare con gruppi hacker stranieri, anche senza prove formali di attacchi effettuati;
- Il blocco preventivo e automatico di IP stranieri ritenuti “a rischio”, con una black list aggiornata in tempo reale e accessibile solo alle autorità;
- Un’estensione del controllo statale su VPN e reti criptate, con l’obbligo per gli operatori di fornire chiavi di accesso alle autorità federali.