
Il 2026 si profila come un anno di preparazione cruciale per la politica digitale dell’Unione europea. Dopo un 2025 segnato da instabilità geopolitica, fratture nelle alleanze e crescenti tensioni interne, nessuno si illude che il nuovo anno sarà più semplice. Al contrario, l’UE dovrà usare il 2026 per mettere ordine, definire priorità chiare e prepararsi a decisioni legislative destinate a produrre effetti concreti tra la fine dell’anno e il 2027.
La sfida di fondo resta invariata: conciliare visioni politiche molto diverse per consentire alle imprese europee di rimanere competitive, evitando un eccesso di regolazione su temi marginali. A questo si aggiunge la necessità di gestire con attenzione il rapporto transatlantico, in un momento in cui Washington osserva con crescente attenzione il settore tecnologico europeo e le nuove iniziative UE potrebbero avere ripercussioni reciproche sull’economia.
Il dossier centrale sarà il Digital Omnibus, pensato per semplificare il quadro normativo e rilanciare la competitività digitale. Parlamento e Consiglio dovrebbero definire una posizione entro metà 2026, ma il confronto si annuncia complesso, tra chi lo considera poco ambizioso e chi tenta di bloccarlo.
Attesa anche la proposta sul Digital Networks Act, più volte rinviata, che affronta nodi sensibili come la governance delle reti e le tariffe di interconnessione, incontrando resistenze politiche, sociali e internazionali.
Nel quarto trimestre 2026 dovrebbe arrivare il Digital Fairness Act, con nuove regole su pubblicità personalizzata e design dei social media. I critici temono sovrapposizioni con norme esistenti e un impatto rilevante su PMI e marketing digitale.
Proseguiranno poi i difficili negoziati sul Chat Control, tra tutela dei minori e rischi per la privacy, mentre avanza il progetto dell’euro digitale, destinato a diventare un nuovo sistema di pagamento europeo, tra opportunità di innovazione e forti opposizioni del settore bancario e dei grandi operatori.
Infine, la revisione della Cybersecurity Act potrebbe rafforzare le misure obbligatorie e limitare i finanziamenti ai fornitori considerati ad alto rischio, estendendo l’approccio della sicurezza oltre le telecomunicazioni.