
Mentre SpaceX guarda allo spazio per ospitare i data center del futuro, la startup Panthalassa punta nella direzione opposta: gli oceani. Il progetto prevede nodi galleggianti costituiti da una boa in superficie collegata a una struttura sottomarina in acciaio lunga 85 metri. Qui, il movimento delle onde viene sfruttato per generare energia: l’acqua entra nel sistema, aziona una turbina e viene poi rilasciata.
L’elettricità prodotta alimenta server dedicati all’intelligenza artificiale, protetti all’interno di un container ermetico. Il raffreddamento, una delle voci più onerose per i data center tradizionali, avviene in modo naturale grazie all’acqua dell’oceano, eliminando la necessità di sistemi energivori.
La connessione con la terraferma è affidata a Starlink, evitando così l’installazione e la manutenzione di cavi sottomarini. Un’infrastruttura che promette zero emissioni operative e un modello energetico autosufficiente.
Nonostante possa sembrare un’idea radicale, il progetto ha già attirato importanti investimenti: Panthalassa ha raccolto 140 milioni di dollari in un round guidato da Peter Thiel, segnale di un crescente interesse verso soluzioni alternative per sostenere la domanda energetica dell’AI.